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Il bastone e la carota. Ora Moscovici vuole aiutare l’Italia. Ecco perché

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Domenico Coviello

Lavoriamo giorno e notte con le autorità italiane per conciliare le misure che vogliono varare con il rispetto delle regole di bilancio“. Così parlò, secondo quanto riporta il sito dell’Ansa, il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici (in alto, foto Twitter @RTLFRance). Le dichiarazioni sono state rilasciate ai microfoni dell’emittente francese RTL e replicate dallo stesso account Twitter ufficiale del commissario europeo, oggi 18 dicembre. Moscovici ha ribadito che “la Francia sarà l’unico paese a superare il 3% di deficit nel 2019” e “non ci saranno sanzioni”.

Moscovici ha anche spiegato di lavorare affinché, oltre alla Francia, “neppure l’Italia sia sanzionata”. “Penso che sarebbe negativo – ha aggiunto – è un grande Paese della zona euro, in cui ha il suo posto”. Il giorno del giudizio dell’Ue sembra dunque allontanarsi. Ma un’intesa per evitare la procedura d’infrazione l’Italia ancora non l’ha incassata.

E anche se l’interlocuzione prosegue, la strada appare ancora in salita. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria invia a Bruxelles un nuovo “schema”, che disegna una manovra più snella. Il deficit si abbassa al 2,04%, la stima di crescita del Pil nel 2019 potrebbe calare dall’1,5% fino all’1%. Se la proposta convincerà i tecnici della commissione, potrebbe essere tradotta in una lettera del ministro all’Ue e poi finalmente nelle norme della legge di bilancio. Ma la partita è aperta.

Matteo Salvini

Lo testimonia il nuovo rinvio al Senato della legge di bilancio. E il risultato dell’ennesima riunione notturna a Palazzo Chigi di Tria con Giuseppe Conte, che convoca il ministro – facendogli saltare un’intervista – per “finalizzare l’accordo”. Forse anche alla luce della conversazione telefonica, in mattinata, tra il ministro dell’Economia e i commissari Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis. Nel vertice di domenica notte i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno dato l’avallo politico a portare fino in fondo la trattativa per evitare la procedura con Bruxelles.

Ma hanno detto ‘no’, chiaro e tondo, all’ipotesi avanzata da Conte di ridurre di altri 3 miliardi, oltre i 4 già previsti, il fondo per finanziare reddito di cittadinanza e “quota 100” sulle pensioni. Le due misure sono le bandiere della prossima campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, a maggio 2019. Aver portato le risorse da 16 miliardi a circa 12 – hanno detto all’unisono i vicepremier – è il massimo che si può fare. Non sono escluse altre limature, “piccole”, al fondo, contando anche su risorse “esterne”.

Salvini, in particolare, torna a guardare alla Francia. Quando si augura “che a Bruxelles ci sia buonsenso e non figli e figliastri: all’Italia contano anche i peli del naso e a Macron fanno fare quel che gli pare”. Mentre Di Maio, combattivo, proclama che nella legge di bilancio ci sono “i sogni di chi vuole cambiare l’Italia” e “per questo siamo imbattibili e inarrestabili”.

I due vicepremier, che nelle ultime settimane hanno proseguito l’interlocuzione con il Quirinale, hanno lasciato a Conte l’incarico di sbrogliare la matassa. Ma i tempi sono stretti e l’esito non scontato: in Parlamento (al Senato, tra le proteste dell’opposizione per la restrizione del dibattito, la manovra non arriverà in Aula prima di venerdì 21 dicembre) è corsa contro il tempo per chiudere il testo entro l’anno ed evitare l’esercizio provvisorio di bilancio.

Luigi Di Maio

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

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Domenico Coviello

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