Chi è Momo, il mostro che spaventa gli utenti su WhatsApp

Un inquietante personaggio dal volto allungato, chiamato Momo, starebbe inviando messaggi su Whatsapp agli utenti di mezzo mondo. Ecco di chi o cosa si tratta…

Si chiama Momo e sembra uscito da un film dell’orrore. Il suo volto allungato dai tratti spaventosi, con gli occhi enormi e ‘a palla’ fuori dalle orbite ed i capelli lunghi neri e unti, è divenuto famoso nei giorni scorsi su WhatsApp tra cronaca e leggende metropolitane. Per capire chi o cosa è questo personaggio inquietante che starebbe inviando messaggi sui dispositivi WhatsApp degli utenti di mezzo mondo, partiamo però dall’inizio…

In origine, tutto sarebbe nato come un gioco: chiamando un numero dal prefisso giapponese (+81), condiviso inizialmente su Facebook, si ricevevano su Whatsapp fotografie inquietanti di mostri o esseri umani dal volto deformato, inviate all’apparenza proprio da questo personaggio chiamato Momo. Da qui, successivamente, si sono diffusi altri due numeri, uno dalla Colombia (+52) e uno dal Messico (+57).

La situazione è degenerata quando qualcuno, in Spagna, ha iniziato a creare degli account spacciandosi per Momo, dando il via ad alcune inquietanti leggende metropolitane. Secondo alcune di queste, utenti di Whatsapp in diverse parti del mondo sarebbero stati contattati da Momo in piena notte, ricevendo dal suo account immagini spaventose. Altri assicurano che il ‘mostro’ conosca i dettagli della vita privata degli utenti contattati. C’è, però, anche chi, associando Momo al discusso fenomeno della ‘blue whale’, sostiene che questo personaggio non invierebbe soltanto immagini spaventose ma anche una serie di comandi da eseguire per evitare di andare incontro a conseguenze inquietanti. Al momento – riferisce ‘TPI’ – gli ultimi utenti che avrebbero provato a contattare Momo su Whatsapp hanno riferito di non aver ricevuto risposta. Ma da dove è preso il volto di Momo? Mistero svelato: da una statua d’arte contemporanea esposta nella Vanilla Gallery, in Giappone!

Photo credits: Twitter