Un libro sul comodino di Paolo Crepet

Psichiatra, scrittore e sociologo, oltreché ben noto volto televisivo per gli italiani, Paolo Crepet indica a Velvet Mag le sue preferenze di lettura.

“Un libro che ho letto con grande piacere e che consiglio ai lettori anche come lettura per l’estate è La vita davanti a sé di Romain Gary, premio Goncourt. Un romanzo molto bello e appassionante”. Il professor Paolo Crepet segnala al pubblico uno dei suoi libri del cuore. Si tratta di un grande classico della letteratura internazionale degli anni ’70, da cui fu tratto anche un film.

È la storia di Momò, un bambino che viene cresciuto da Madame Rosa in un appartamento nel quartiere multietnico di Belleville a Parigi. La donna, un’anziana ebrea reduce da Auschwitz, si occupa di crescere i figli di prostitute che per legge non possono tenerli con sé. Momò sembra un caso a parte; proviene da una famiglia musulmana e sua madre, a differenza delle altre, non si presenta mai. Intorno alla sua origine sembra che tutti mantengano il mistero. Tutti i mesi Madame Rosa riceve un mandato di pagamento per il mantenimento del piccolo. Che cresce e impara la vita. Un’esistenza dura, senza sconti, ma appassionante.

Paolo Crepet continua a parlare, in giro per l’Italia anche e soprattutto della sua ultima fatica letteraria: Il coraggio – vivere, amare, educare (Mondadori, Strade Blu), opera in cui propone propone a genitori, educatori e, in particolare, a quei nativi digitali che si accingono a esplorare la propria esistenza in una società ipertecnologica, un “ipotetico inventario” di alcune declinazioni del coraggio in vari ambiti dell’esperienza umana (il coraggio di educare, di dire no, di ricominciare, di avere paura, di scrivere, di immaginare, di creare…). Perché il coraggio è l’opportunità che permette di capire il presente e di costruire il futuro.

Del resto, in un’intervista rilasciata a Velvet Mag (che in fondo a questo articolo vi riproponiamo), Crepet ci aveva espresso, a proposito dei social media (molto frequentati dai ragazzi, cosiddetti nativi digitali), un concetto particolarmente significativo, aldilà di essere d’accordo o meno: “Questi nuovi media, questi mezzi tecnologici per i quali siamo sempre connessi – spiega Crepet -, hanno determinato secondo me un vero e proprio mutamento antropologico nell’uomo moderno. Ci hanno cambiati antropologicamente. Le nostre relazioni umane non sono più le stesse“. Buona lettura – e buona riflessione – a tutti.

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