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Salvini contro l’Unione Europea su immigrazione: “L’Italia non ha bisogno di elemosina”

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L’Unione Europea promette un aiuto economico per chi salverà vite in mare e le accoglierà nel proprio territorio. Il messaggio è rivolto principalmente all’Italia, ma Matteo Salvini risponde a tono “Non abbiamo bisogno di elemosina”. 

Bruxelles offrirà ai governi europei 6.000 euro per ogni migrante salvato nel Mediterraneo e accolto nel proprio Paese. A lanciare la notizia è stato Financial Times, secondo cui sarebbe questa una delle proposte che la Commissione Europea presenterà oggi, insieme a quella di ”centri controllati” per gli Stati membri che decidano di allestirli sul loro territorio. Secondo il Financial Times, l’Unione Europea proporrà di finanziare con seimila euro a migrante che salveranno e accoglieranno i migranti dispersi al mare, fino ad un massimo di 500 persone per Stato. Con questa proposta, l’Ue ”si augura di persuadere il governo italiano a fare di più”.

Pronta la risposta del capo della Lega e attuale primo ministro dell’interno Matteo Salvini, che ha affermato: “Se vogliono dare soldi a qualcun altro lo facciano, l’Italia non ha bisogno di elemosina”. Nel frattempo Anac e Viminale hanno firmato un’intesa per elaborare un capitolato-tipo per gli appalti di beni e servizi nel settore dell’accoglienza migranti. L’obiettivo è rideterminare i servizi essenziali di prima accoglienza e relative prestazioni, calibrandoli sulle diverse tipologie di accoglienza e favorendo una gestione standard e più trasparente. L’Anac fornirà supporto tecnico-giuridico. L’accordo è nato su richiesta del ministro Salvini. Anac aveva già collaborato con il Viminale quando ministro era Minniti.

Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi a Berlino dopo l’incontro con il collega tedesco Heiko Maas, a tal proposito ha dichiarato: “Nel giro di qualche settimana” si arriverà alla “modifica delle regole operative della missione militare europea Sophia che dovrebbe porre fine allo sbarco delle persone salvate in un unico Paese”. Nel frattempo, ha aggiunto il ministro, “l’Italia garantirà l’approdo nei propri porti di tutte le persone salvate” dalle navi della missione Sophia. “Nel Consiglio europeo – ha detto inoltre in conferenza stampa a Berlino – è emerso che occorre una responsabilità condivisa già quando le persone vengono salvate, a monte di chi abbia o meno diritto d’asilo”. “Dobbiamo affrontare un lavoro complesso che richiede di spostare l’attenzione dal momento dell’arrivo al momento delle partenze dei luoghi d’origine, alla sorgente e non solo alla foce, intervenendo nei Paesi dove partono, agire sui tragitti di questi tragici spostamenti per lottare contro i trafficanti”, oltre a continuare a operare i salvataggi in mare, ha aggiunto. 

Della stessa idea sembra essere anche il Presidente della Camera: “Dobbiamo riuscire ad avere una politica molto più lungimirante e seria con la Libia, perché la Libia non è né un Paese né un porto sicuro. Non possiamo girarci dall’altra parte”. Per Roberto Fico il punto principale è uno: salvare vite in mare sempre e comunque. Poi si deve imparare a gestire l’accoglienza e l’integrazione”. “Se avessimo un’Europa solidale che cercasse di integrare, anche le emergenze non esisterebbero più”, ha sottolineato.

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