Secondo i risultati di una nuova ricerca scientifica compiuta da scienziati italiani almeno la metà delle tracce di macchie di sangue che sono presenti sulla Sindone – il lenzuolo funebre che, secondo la tradizione, avrebbe avvolto il corpo di Gesù Cristo deposto dalla croce – sarebbe falsa. Soltanto alcune macchie sarebbero compatibili con la posizione di un uomo crocifisso.
Altre, invece, non troverebbero giustificazione in nessuna posizione del corpo: né sulla croce né nel sepolcro. Lo indicano i dati pubblicati sul Journal of Forensic Sciences, basati su un esperimento che, con le tecniche di medicina forense, ha ricostruito la formazione delle macchie. L’esperimento è stato condotto da due scienziati italiani: Matteo Borrini, dell’Università di Liverpool (Inghilterra), e Luigi Garlaschelli, del Cicap, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze.
CHE COSA È LA SINDONE
La Sindone è un telo funebre di lino, un sudario, su cui credenti e atei, agnostici e religiosi, dibattono da almeno 700 anni. Ha o non ha avvolto la salma di Gesù? Chi è quell’uomo adulto, nudo, di altezza presumibilmente attorno ai 180 centimetri, con barba e capelli lunghi, segni compatibili con ferite derivanti da supplizio per crocifissione tramite inchiodamento?
TUTTI GLI INTERROGATIVI IRRISOLTI
Come si è formata l’immagine appena visibile a occhio nudo, e soltanto da una certa distanza, resa invece straordinariamente manifesta dall’uso della tecnica fotografica per la prima volta nel 1898 con le fotografie dell’avvocato Secondo Pia, dalle quali – così come dalle campagne fotografiche successive fino a oggi – emerse l’immagine intera di un uomo “in negativo” sui positivi fotografici? È un dipinto?
La radiodatazione al carbonio 14 del 1988, che datò la Sindone come un lenzuolo manufatto in un’epoca a cavallo fra il 1260 e il 1390 dopo Cristo con una probabilità del 95% è l’asserzione definitiva che si tratta di un falso? Perché oggi, a quasi trent’anni di distanza, quell’esame ha perso credibilità dal punto di vista scientifico ed è stato messo implicitamente in discussione anche da almeno uno dei tre laboratori in cui fu effettuata la radiodatazione?
UN ENIGMA SENZA SOLUZIONE
I quesiti potrebbero continuare. Risposte definitive non esistono. Vi sono alcune certezze date dai fatti: la Sindone, secondo gli studiosi, nel corso dei secoli è stata toccata da migliaia di mani di persone che l’hanno venerata; oggi non può essere toccata, ma, ogni volta che viene esposta, è meta delle visite di centinaia di migliaia di pellegrini, come è avvenuto nel 2015 a Torino, nel Duomo, dove la Sindone è conservata. Secondo uno dei massimi sindonologi, il professor Pierluigi Baima Bollone, “autenticista”, docente di Medicina Legale all’Università di Torino sulla cattedra che fu di Cesare Lombroso, il Sacro Lino “reperto autentico o contraffatto che sia, è un originale irriproducibile con alcun mezzo o sistema messo a disposizione dalla scienza moderna” (si veda il suo libro 2015 La nuova indagine sulla Sindone).
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