Brexit, dossier shock: “Apocalisse a Londra: via cibo, medicine e carburanti…”

Fra meno di un anno, il 29 marzo 2019, la Gran Bretagna uscirà definitivamente dall’Unione europea, a meno di tre anni dal referendum sulla Brexit, se non sarà intervenuto un accordo con i partner del Vecchio continente per regolare la traumatica transizione. Ecco le possibili gravissime conseguenze, secondo un dossier riservato del governo di Theresa May.

Lo riporta il Corriere della Sera, in un articolo a firma del corrispondente da Londra, Luigi Ippolito. Si tratta del cosiddetto “scenario dell’Apocalisse”: il 29 marzo 2019, data della Brexit anche senza accordi, si scatenerebbe il caos. Il porto di Dover rischierebbe il collasso già il primo giorno sotto il peso delle procedure doganali, poiché Londra non farebbe più parte, a quel punto, del mercato unico europeo. Nel giro di un paio di giorni le regioni più lontane, come la Cornovaglia a sud e la Scozia a nord, si troverebbero a corto di rifornimenti. Entro due settimane cibo, medicinali e carburante comincerebbero a scarseggiare in tutto il Paese.

Il governo di Sua Maestà si vedrebbe costretto a impiegare la Raf, l’aviazione militare, per assicurare gli approvvigionamenti. E i contraccolpi ricadrebbero inesorabilmente anche in Europa, a cominciare dalla frontaliera Francia. È una ipotesi estrema, ma che è stata elaborata dal ministero per la Brexit per tenersi pronti a ogni eventualità: un documento considerato talmente esplosivo che è stato mostrato solo a pochi ministri e che viene custodito in una cassaforte. Ma che ieri mattina, 3 giugno, è stato rivelato all’opinione pubblica dal Sunday Times.

In Gran Bretagna sono contrastanti, fin dal giorno dopo il referendum del giugno 2016, le posizioni circa le modalità di sganciamento di Inghilterra, Scozia, e Irlanda dall’unione europea. In questo momento, in particolare, c’è una forte spaccatura tra i fautori della Brexit dura e pura – i quali reclamano che si contempli apertamente il “no deal”, l’uscita dalla Ue senza accordi – e la premier Theresa May, favorevole a una Brexit “soft” che costringa la Gran Bretagna a restare, di fatto, legata all’Europa. Secondo molti osservatori Londra non riesce a decidersi sulla direzione da prendere dopo il sì alla Brexit. E continua a rimandare le scelte. A Downing Street ammettono che al vertice europeo di fine giugno prossimo non si concluderà nulla e bisognerà aspettare ottobre. Ma quella sarà è l’ultima data utile per mettere un trattato nero su bianco. Prima del caos.

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