Cronaca

Sara Di Pietrantonio strangolata perchè si rifiutava alle violenze dell’ex

Pubblicato da
Samantha Suriani

Ultim’ora sul casa dell’uccisione di Sara Di Pietrantonio: l’ex fidanzato della giovane colpevole di aver aggredito, strangolato e poi bruciato Sara è ora condannato all’ergastolo a causa del movente che lo ha spinto al drammatico gesto.

Sara Di Pietrantonio aveva solo 22 quando è stata uccisa: l’ex fidanzato Vincenzo Paduano ha deciso di mettere fine alla vita della giovane ragazza e l’ha prima aggredita, poi strangolata e infine data alle fiamme. Il movente dell’omicidio sarebbe stata la gelosia nutrita da Paduano nei confronti della ragazza che aveva deciso di lasciarlo per rifarsi una vita. A conferma di ciò: “Il danneggiamento dell’auto di Alessandro (il nuovo ragazzo di Sara) con l’unico scopo di punirlo e farlo soffrire, la sottrazione del cellulare a Sara e delle chiavi della sua auto, l’irrorazione della macchina di Sara con il liquido infiammabile preparato per tale aggressione mortale”, come si legge nelle oltre 70 pagine della sentenza.

La studentessa romana era già stata pedinata, perseguitata e sorpresa da visite inaspettate da parte dell’ex ragazzo e, secondo il gup del Tribunale, l’aver messo fine alla relazione avrebbe scatenato il desiderio di possesso in Paduano. Il nuovo movente che emerge, oltre alla premeditazione dell’omicidio, manifesta questa natura malata nell’uomo che: “Esigeva rispetto da Sara, pretendendo che lei continuasse a chiamarlo, a scambiare con lui messaggi, visite, riferendogli che cosa facesse e con chi si vedesse, imponendo quindi la sua ingombrante presenza”.

Il processo di Vincenzo Paduano si è concluso il 5 maggio scorso e il giudice ha condannato l’uomo con rito abbreviato all’ergastolo. “Il pedinamento di Sara non solo telematico (attraverso ripetuti accessi su Facebook e Whatsapp e la geolocalizzazione del cellulare), ma anche fisico, non è un dato occasionale, ma una costante dei profili della condotta illecita di Paduano”, si legge nelle motivazioni del Tribunale che riconoscono così anche la premeditazione dell’omicidio.

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Samantha Suriani

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