Cronaca

Strage di Erba: richiesta shock del pubblico ministero malgrado la sentenza della Corte Suprema

Pubblicato da
Elisabetta Francinella

Nonostante la sentenza della Suprema Corte in merito al caso della strage di Erba, per il quale sono stati condannati all’ergastolo Olindo e Rosa, un pm ha chiesto la distruzione dei sette elementi di prova venendo meno alla priorità imposta dalla Cassazione.

I presunti autori della strage di Erba, Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo, avevano preso una boccata d’aria quando, nell’aprile del 2017, la Corte di Cassazione aveva emesso una sentenza ritenuta addirittura storica. La Corte Suprema riconosceva alla Corte d’Appello di Brescia la competenza ad autorizzare l’incidente probatorio su sette elementi di prova presenti sulla scena del crimine, in precedenza trascurati o mal esaminati. Come riporta il quotidiano online Libero, tale sentenza aveva segnato un cambio drastico rispetto all’approccio che fino a quel momento vedeva u coniugi Romano come dei mostri.

L’obiettivo principale della Cassazione con tale sentenza è stata quindi la necessità di tutelare e garantire a chiunque una giusta difesa nonché un giusto processo, anche ai due coniugi Olindo e Rosa. Nonostante la sentenza storica, in molti ritengono inutile siffatta revisione della strage di Erba. Nessuno si sarebbe però mai aspettato che a far parte di questo gruppo vi sia un uomo della giustizia. Come riportato dal quotidiano online Libero, un pubblico ministero del Tribunale di Como ha richiesto alla Corte di Assise di Como una immediata proroga al provvedimento di distruzione di tali sette reperti, ergendosi così al di sopra della Corte Suprema stessa che, sentenziando in tal modo, ha sancito indirettamente anche l’importanza di queste prove, non per scagionare i coniugi, ma per garantire a questi ultimi un equo processo: quello che forse Olindo e Rosa non hanno mai avuto.

Non si sa chi sia il pm che ha richiesto la distruzione di tali elementi che potrebbero raccontare ciò che è successo la sera dell’11 dicembre 2006, dentro la corte di via Diaz, rispetto alla storia che fino ad oggi è emersa. Questi elementi, come detto in precedenza, non servono a scagionare Olindo e Rosa ma, il vagliarli può eliminare ogni possibile dubbio sulla loro colpevolezza o sulla loro innocenza, garantendo ad entrambi un giusto processo e una giusta difesa. Su quanto accaduto si è pronunciato anche Fabio Schembri, uno degli avvocati di Olindo e Rosa: “Quello che è successo è indicativo di una grande superficialità. C’è un provvedimento della Cassazione che ha statuito un incidente probatorio e quindi ci si aspetta che i reperti vengano semmai messi a disposizione per essere esaminati e non distrutti in modo irreversibile. A noi della difesa è apparsa come una richiesta quantomeno bizzarra, che ci ha lasciati perplessi”. L’intervento tempestivo del legale della coppia ha consentito che l’azione della distruzione delle nuove prove (mai esaminate, nonostante fossero state rivenute sulla scena del crimine) venisse bloccata. L’azione del pm fa comunque riflettere in quanto un uomo di legge e della giustizia non dovrebbe mai temere la verità ed anzi dovrebbe sempre lottare per ottenerla.

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