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Usa, stop ai rifugiati: proteste e aeroporti nel caos. Un giudice contro Trump [VIDEO]

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Domenico Coviello

L’ordine esecutivo di Donald Trump sul congelamento degli arrivi in America di immigrati da 7 grandi paesi islamici ha scatenato proteste in molte città e ricorsi. Negli aeroporti controlli impazziti: vengono bloccati perfino iracheni che lavorano da anni all’estero per il Governo degli Stati Uniti

Proteste, ricorsi legali e caos negli aeroporti americani (nel video la manifestazione allo scalo JFK di New York), con manifestazioni pro-musulmani e per l’integrazione, “valore dell’America”, in molte città. Sono le conseguenze scatenate immediatamente dall’ordine presidenziale di Donald Trump sul congelamento per tre mesi di ogni arrivo di immigrati e profughi da sette paesi a maggioranza islamica, e per quattro mesi del programma dei rifugiati. Sono stati messi al bando in una vera e propria lista nera  Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen.

IL GIUDICE BLOCCA I RIMPATRI

La pioggia di ricorsi legali contro la decisione di Trump ha portato a un primo verdetto: Ann Donnelly, giudice federale di New York, ha emesso un’ordinanza di emergenza che temporaneamente impedisce agli Stati Uniti di espellere i rifugiati che provengono dai sette paesi a maggioranza islamica soggetti all’ordine esecutivo emanato dal presidente.

CHIAMATE MR. TRUMP

Gli avvocati di due iracheni, trattenuti nell’aeroporto di New York, hanno presentato ricorsi davanti ai giudici per ottenere la liberazione. Un iracheno fermato nello scalo JFK di New York lavora per il governo americano nel suo Paese da dieci anni, hanno spiegato i suoi avvocati. Un altro iracheno viaggiava per riunirsi con la moglie e il figlio, rifugiati dopo aver collaborato con l’esercito americano. Secondo le carte presentate in tribunale, i due avevano tutte le carte in regola per essere ammessi e nessun motivo che giustifichi la detenzione.  Gli avvocati denunciano anche che non è stato loro consentito incontrare i loro assistiti e che quando hanno domandato agli agenti di frontiera a chi dovessero parlare per discutere il caso è stato loro risposto: “Al presidente, chiamate il signor Trump”.

APPELLO DELL’ONU

L’Organizzazione internazionale per le migrazioni e l’Alto commissariato Onu per i rifugiati hanno chiesto agli Usa di rispettare “la lunga tradizione di proteggere coloro che fuggono da conflitti e persecuzioni”. Lotta comune all’Isis, crisi ucraina e ripresa delle relazioni, anche economiche, “da pari a pari” sono stati invece i temi principali della telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin. Fermezza da parte del presidente francese Francois Hollande, che ha ricordato a Trump “il rispetto dei principi della democrazia, in particolare l’accoglienza dei rifugiati”.

(LEGGI ANCHE: FORTEZZA AMERICA: TRUMP CHIUDE LE FRONTIERE AI RIFUGIATI. SOPRATTUTTO SE SIRIANI)

Photo e video credits: Twitter @danielmarans

Domenico Coviello

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Domenico Coviello

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