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Giulio Regeni, gli ultimi giorni di vita del ragazzo. La verità sembra essere ancora lontana

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L’omicidio di Giulio Regeni il ricercatore di 28 anni, ritrovato morto il 3 febbraio scorso in Egitto continua ad essere un mistero. Cerchiamo di raccontare quello che è successo.

CHI ERA GIULIO REGENI?

Giulio era un ragazzo di 28 anni, un cittadino del mondo. Nato in un paesino in provincia di Udine, Fiumicello fin da piccolo è stato curioso e amante dello studio. Questa passione lo porterà a lasciare la casa e la sua famiglia per scoprire il mondo. A 17 anni va in New Mexico per studiare, poi torna, ma riparte quasi subito. Il suo grande amore è il Medio Oriente, scopre la Siria e inizia a studiare arabo per poi trasferirsi in Inghilterra a Cambridge. Infine decide di andare al Cairo per un dottorato su tematiche economiche. Qui i suoi sogni improvvisamente finiscono. Il suo corpo senza vita e martoriato viene ritrovato il 3 febbraio in un canale vicino a un autostrada egiziana. Da allora, la famiglia, gli amici e tutta l’Italia si domandano: cosa è successo a Giulio? E sopratutto chi è stato a ucciderlo?

IL RAPIMENTO

La sera di domenica 24 gennaio, Giulio chiama a casa come di solito faceva. Il giorno dopo sale sulla metropolitana del Cairo alla stazione di Bohooth, a due passi da piazza Tahir. È il 25 gennaio e l’aria è tesa nella capitale egiziana, è il quinto anniversario dell’inizio delle proteste contro il regime. Da quella sera non si hanno più notizie di Giulio, l’ultimo sms il ragazzo lo invia a un amico: “Vado a una festa” scrive e poi il nulla. Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, Regeni non ha mai raggiunto l’amico con il quale doveva andare alla festa. Appare chiaro che il suo rapimento si è svolto in questo frangente. Ma chi sono i rapinatori di Giulio?

IL RITROVAMENTO DEL CADAVERE

Subito dopo la scomparsa di Giulio e genitori si precipitano al Cairo e immediatamente l’ambasciata italiana si attiva per cercare di capire cosa possa essere successo al ragazzo. Inizia subito il braccio di ferro tra il governo egiziano e quello italiano che vuole di più e si dimostra subito deciso a volere da parte del Cairo una maggiore collaborazione. La sera del 3 febbraio accade quello che si temeva. Le autorità egiziane riferiscono all’ambasciata italiana di aver trovato il corpo di Giulio Regeni, nel quartiere 6 ottobre su un autostrada che porta ad Alessandria a venti chilometri dal Cairo.


LE INDAGINI SULLA MORTE DI GIULIO REGENI

Molte sono le cose ancora da chiarire sull’omicidio di Giulio, ma su una cosa si è certi: il governo egiziano fin da subito ha cercato di chiudere la questione. Prima indicando come i possibili assassini del ragazzo bande di criminali e addirittura affermando che Giulio sarebbe morto in un incidente stradale. Ipotesi che gli investigatori italiani hanno subito scartato. Gli esami dell’autopsia dimostrano che il ragazzo è morto in seguito alle percosse ricevute e sul suo corpo sono stati ritrovati diverse segni inequivocabili di tortura.

IL COLPO DI SCENA

Puntuale come in un romanzo giallo, la scorsa settimana arriva il colpo di scena. Il ministero degli esteri annuncia l’uccisione dei componenti della banda di rapinatori che secondo loro sarebbe collegata con il rapimento e l’uccisione di Giulio. Criminali specializzati in rapine e travestiti da poliziotti avrebbero preso di mira il giovane e nel tentativo di difendersi il ragazzo sarebbe morto. Inoltre il fortuito ritrovamento dello zaino e dei documenti di Regeni con le sue carte di credito per gli investigatori egiziani sarebbe la prova schiacciante dell’ipotesi della rapina. Strano è che non ci sia nessun testimone e che i ladri non hanno prelevato denaro dal conto corrente di Giulio, pur avendo la possibilità di farlo.

GIULIO MORTO DOPO GIORNI DI TORTURE

Si ha l’impressione che quella del governo egiziano sia una verità di comodo, architettata per chiudere il caso che rischia seriamente di compromettere i rapporti tra Italia e Egitto. Ma il governo italiano è deciso ad andare avanti nelle indagini sulla morte di Giulio, dal momento che sul suo corpo sono emersi segni di scosse elettriche, tagli e torture violente e lunghe, cinque o sette giorni, infierite più di una volta al giorno per cercare di estorcere delle informazioni. Giulio forse tramite i suoi studi era venuto a conoscenza di qualcosa che non avrebbe dovuto sapere oppure si tratta di uno scambio di persona. Ma comunque siano andate le cose, l’unica certezza è che al momento la verità è ancora lontana.

Photo Credits: Twitter

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