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Lupi si dimette, “Lascio il governo a testa alta”

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Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, che tanto aveva combattuto mediaticamente nei giorni scorsi per difendersi, ha annunciato la sua “resa” e  ha scelto la registrazione di Porta a Porta per rendere pubbliche le sue dimissioni: “Per me la politica non è un mestiere ma passione. È poter servire il proprio Stato. Non ho perso né l’onore né la passione“.

Lupi  ha presentato dunque le sue dimissioni da ministro delle Infrastrutture dopo l’informativa di Montecitorio sull’inchiesta sulle Grandi opere della procura di Firenze.affermando che lascia il governo “a testa alta“. Lo stesso ha definito le sue dimissioni come la decisione migliore: “Credo che forse un mio gesto – che non vuol dire ritirarmi alla politica, perché non c’è bisogno di una poltrona per fare politica – questa mia decisione rafforzerà l’azione del governo“.

Il capo dicastero ha tenuto a precisare che non è stato il premier Renzi a chiedere le sue dimissioni. Almeno non direttamente, verrebbe da aggiungere. È indubbio che a un mese dall’apertura di Expo 2015 lo scandalo scoppiato con l’inchiesta sulle Grandi opere e il coinvolgimento del ministro abbiano comportato, da parte del governo, una necessaria analisi dei rischi – illazioni, polveroni mediatici, cattiva pubblicità –   che avrebbero potuto compromettere il lavoro svolto finora. Il ministro nell’intervista ha poi aggiunto: “Credo che sia interesse di Matteo Renzi non indebolire la coalizione, non dare l’impressione e la ragione politica di indebolire questo governo che non è un monocolore del Pd”.

Il vicesegretario del Partito Democratico Lorenzo Guerini  ha così commentato la decisione di Maurizio Lupi: “Un gesto politico da apprezzare. Un atteggiamento ragionevole e serio che dimostra la sua attenzione per le istituzioni. Avanti insieme per procedere senza esitazione a cambiare l’Italia e a renderla più giusta e competitiva“.

La cosa migliore è che io mi assuma tutte le mie responsabilità ma salvaguardi la mia famiglia. Attaccate me ma lasciate stare mio figlio!” secche le parole di Lupi, che, entrando nello specifico dell’inchiesta della procura di Firenze, ha tenuto a chiarire “Mio figlio Luca è stato mandato dal politecnico di Milano a fare sei mesi di tesi e di stage a tremila dollari al mese e per sei mesi lavora presso uno studio di San Francisco. Perché avrei dovuto chiedere a Incalza di fare pressioni su Perotti per raccomandare mio figlio se avrei potuto chiamarlo direttamente?”. Sull’arresto del suo collaboratore Franco Cavallo risponde “è un mio carissimo amico e rimane un mio carissimo amico. Se ha sbagliato pagherà”.

Intanto si cerca di capire chi sostituirà Lupi al ministero delle Infrastrutture. Secondo alcune indiscrezioni il nuovo ministro potrebbe essere Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione.

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