Catalogna, rottura con la Spagna. Ma Puigdemont: “Indipendenza sospesa, ora il dialogo”

Per la Catalogna e la Spagna è il giorno della verità. Oggi 10 ottobre il presidente catalano Carles Puigdemont parlerà al Parlamento regionale sul referendum del 1 ottobre. E farà riferimento all’indipendenza da Madrid. Un fatto senza precedenti nella storia di tutta l’Europa occidentale dal dopo guerra a oggi.

Ore 19:43 – Ci sarà quindi una prossima seduta in cui sarà proclamata l’indipendenza formale della Catalogna. Oggi Carles Puigdemont l’ha preannunciata, pur sospendendola. Per chiedere il dialogo con la Spagna.

Ore 19:39 – “Chiediamo che il Parlamento sospenda la dichiarazione di indipendenza per effettuare il dialogo“, aggiunge Puigdemont. “Tutti ci chiedono il dialogo…oggi abbiamo la mano tesa per il dialogo e se tutti faranno la propria parte il conflitto con la Spagna si risolverà”.

Ore 19:37 – +++ “La Catalogna diventi uno stato indipendente a seguito del risultato del referendum” +++

Ore 19:31 – Il presidente catalano Carles Puigdemont sta parlando al Parlamento catalano di Barcellona. Aveva rinviato di un’ora il proprio discorso perché in contatto con mediatori internazionali. Migliaia di persone attendono di fronte al Parlamento. “Sono qui dopo il risultato del referendum del primo ottobre per spiegare le conseguenze politiche che ne derivano – ha detto Puigdemont -. La Catalogna è un affare europeo. È un momento critico e serio e dobbiamo prenderci le nostre responsabilità per eliminare la tensione e non incrementarla”. “Abbiamo visto una situazione estrema, è la prima volta nella storia della democrazia europea che una giornata elettorale” si snoda “tra le violenze della polizia”.

Ore 18:15 – Rinviato di un’ora il discorso di Carles Puigdemont, il presidente catalano. Avrebbe subito pressioni internazionali per non proclamare unilateralmente l’indipendenza.

Ma non è chiaro quale sarà la portata di una simile dichiarazione. Potrebbe dichiarare l’indipendenza lui stesso, o chiedere che la proclami il Parlamento. La dichiarazione potrà essere di effetto immediato o “differita”, cioè dichiarata e subito sospesa per consentire un negoziato con Madrid. Che prepara le contromisure: il premier Mariano Rajoy può usare l’art.155 della Costituzione per sospendere l’autonomia catalana, destituire Puigdemont, sciogliere il Parlamento di Barcellona, convocare elezioni anticipate e dichiarare lo stato d’emergenza.

Nella serata di ieri la sindaca di  Barcellona, Ada Colau ha rotto gli indugi e preso apertamente posizione contro una dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna dalla Spagna.  La sortita della Colau, espressione della coalizione di sinistra che guida la città, potrebbe avere un peso notevolissimo. “I risultati del referendum del primo ottobre – ha osservato ieri – non possono servire come fondamento per una proclamazione di indipendenza”. E per quanto abbia poi invitato Madrid al dialogo – e al ritiro delle forze di polizia – è evidente che la sua presa di posizione non lascia grandi margini di incertezza.

Dal canto suo Madrid impedirà con ogni mezzo l’indipendenza catalana. Lo ha ribadito la numero due dell’esecutivo spagnolo, Soraya Saenz de Santamaria, avvertendo che se il presidente dell’esecutivo della Catalogna Carles Puigdemont dichiarerà l’indipendenza della regione, “bisogna essere pronti a tutto” per “il ripristino della legge e della democrazia”. “Se sarà proclamata l’indipendenza, la dichiarazione non avrà effetti. E se questo signore – ha scandito la vice di Mariano Rajoy, riferendosi a Puigdemont – dichiarerà unilateralmente l’indipendenza, bisognerà prendere delle misure e questa sarà la decisione del governo spagnolo, una risposta ci sarà“. Da qui alle 18 – orario previsto per la seduta del parlamento catalano – può ancora succedere di tutto.

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