Se le mani di Napoli parlano. Gianluca Isaia, il sarto del lusso che scrive libri

Colloquio con uno dei protagonisti dell’alta moda mondiale di oggi: lo stilita e sarto napoletano Gianluca Isaia, proprietario e amministratore dell’omonimo brand, celebre in tutto il mondo. Sì perché Isaia è anche fotografo e scrittore, e ha fatto un libro, “A Napoli se parla cu’ ‘e mmane”, che presenta lunedì 19 giugno al Mondadori Store di piazza Duomo a Milano. E ne discute in anteprima con Velvet Mag

Una certa flemma del Sud. Quell’ironia posata. L’eloquio semplice, chiaro. La passione profonda per il proprio mestiere. Impressioni. Ma pochi minuti al telefono con Gianluca Isaia sono sufficienti a varcare la soglia di un mondo italiano secolare: i sarti. Artigiani che di padre in figlio si tramandano la capacità di creare capi d’abbigliamento su misura, di saperli padroneggiare, di riconoscerne il valore all’occhio, al tatto. E che, come nel caso di Isaia, ereditata l’azienda dal padre e dal nonno, la portano, assieme alla famiglia, al successo planetario, con un fatturato a 55 milioni di euro nel 2016, oltre il 90% della produzione esportata all’estero, 14 showroom nel mondo. Un successo incarnato anche da star testimonial, come Matt Damon, Hugh Jackman ed Ellar Coltrane.

Una fama e una ricchezza che forse non esisterebbero nella stessa misura se Gianluca Isaia non fosse un meridionale verace, la cui vita è radicata a Napoli, la sua città, da cui negli anni Venti suo nonno Enrico avviò un negozio di tessuti pregiati per le sartorie. Un’intrapresa che fece il primo grande salto di qualità esattamente 60 anni fa, nel 1957. Fu in quell’anno che nacque il laboratorio per fare abiti artigianali da uomo su misura degli Isaia, a Casalnuovo di Napoli, il paese che su 14 mila abitanti aveva 7 mila sarti. Oggi dell’azienda è presidente, e ad., Gianluca, che la amministra con la sorella Alessandra e i cugini. Il simbolo del loro marchio sartoriale di lusso è un rametto di corallo rosso. Che rammenta il mare. E l’abilità di saper usare le dita delle mani per lavorare materiali tanto pregiati quanto delicati. Per confezionare giacche, camicie, pantaloni, cravatte. Le mani di un sarto. Come quelle che sono protagoniste del libro di Gianluca Isaia, edito da Mondadori Electa e prefato da Vincenzo Salemme, che egli stesso presenterà lunedì 19 giugno 2017 al Mondadori Store di Milano in piazza Duomo. Accanto a lui Giorgio Mulè, direttore di Panorama, Alessandro Barbano, direttore de Il Mattino, e Giuseppe Sottile de Il Foglio.

Creare, tagliare, cucire: quando le mani di Napoli parlano. Colloquio con Gianluca Isaia

A Napoli si parla, in un certo senso, con le mani. E Isaia lo asserisce con ironica fermezza fin dal titolo del libro: A Napoli se parla cu’ ‘e mmane. Un divertissement sofisticato e irriverente dei tipici gesti partenopei, illustrati da due personaggi d’eccezione: lo stesso Gianluca e il suo doppio, Corallino. Che è napoletano, ama vestire elegante, indossare i sandali di Capri (Isaia li porta sempre) e parlare cu’ ‘e mmane per farsi capire da tutti. Il volume esprime bene l’anima del brand: Gianluca e Corallino indossano uno degli elegantissimi abiti Isaia e ci sorridono sornioni, mostrando in una sequenza di rapidi sketch più di 50 gesti napoletani con cui comunicare in modo universale.

Creare, tagliare, cucire: quando le mani di Napoli parlano. Colloquio con Gianluca Isaia

Gianluca Isaia e Corallino, il suo alter ego nel libro

L’idea di fare questo libro – spiega a Velvet Mag Gianluca Isaia – è nata dopo il successo delle nostre magliette coi gesti napoletani più famosi. Ho scattato delle foto per comunicare i nostri gesti partenopei e con Mondadori abbiamo progettato il libro. È anche e sopratutto un’opera fotografica per raccontare la nostra identità, come famiglia Isaia e come azienda“. Un’idea all’insegna dell’ironia e dell’autoironia che contraddistingue i signori del made in Napoli. “Sì: identità, ironia e la comunicazione sono fondamentali per me e per il nostro brand – prosegue Isaia – lavorando sulla nostra identità di napoletani e di esportatori del made in Napoli cerchiamo di comunicarlo bene a tutti perché sappiamo che poi alle persone arriva in primo luogo la percezione della realtà, e quindi di ciò che siamo”. Se avesse potuto, quale grande napoletano del passato avrebbe voluto vestire? “Non ho dubbi: Totò!“. “Il principe fuori dal set era sempre elegantissimo. Rappresenta bene, idealmente, lo stile Isaia…”

 

Creare, tagliare, cucire: quando le mani di Napoli parlano. Colloquio con Gianluca Isaia

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