Politica

Renzi, la telefonata shock a babbo Tiziano indagato: “Non ti credo..dì la verità!”

Nuove esplosive intercettazioni telefoniche alimentano la polemica politica. La registrazione di alcune conversazioni, ordinata dai magistrati e finita sul libro Di padre in figlio del giornalista Marco Lillo del Fatto Quotidiano, di cui la testata diretta da Marco Travaglio pubblica un estratto, squarcia il velo sul complesso e tutt’altro che facile rapporto fra l’ex premier Matteo Renzi e suo padre Tiziano

AGGIORNAMENTO ORE 13:39 – In relazione alla pubblicazione dell’intercettazione, la procura di Roma ha aperto un fascicolo per violazione del segreto istruttorio e per pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale.

Come è noto Tiziano Renzi è sotto inchiesta dalla procura di Roma per traffico di influenze in relazione a un presunto illecito ruolo di mediatore che avrebbe svolto a vantaggio dell’imprenditore Salvatore Romeo perché ottenesse appalti pubblici da Consip, la centrale di spesa delle forniture della pubblica amministrazione. Nell’inchiesta è coinvolto anche il braccio destro di Matteo Renzi, attuale ministro dello Sport, Luca Lotti.

“DEVI FARE I NOMI…HA INCONTRATO ROMEO?”

“Il 2 marzo 2017 alle 9.45 di mattina Tiziano Renzi parla al telefono con il figlio Matte – scrive Lillo nel libro -. I magistrati lo stanno intercettando nell’ambito dell’inchiesta Consip nella quale il padre dell’ex premier è in quel momento indagato per traffico di influenze con il “facilitatore” e amico carlo Russo”.  Secondo quanto riportato da Lillo, Renzi avrebbe più volte, e con decisione, chiesto conto al padre di un incontro con Romeo “nel periodo in cui l’amico Carlo Russo contrattava un pagamento di 30 mila euro al mese per Tiziano con lo stesso Romeo”. L’ex premier sa, scrive Lillo, “che rischia di essere intercettato”. Ma fa trasparire ugualmente quella che il Fatto definisce la “sfiducia” nei confronti del padre, e l’esigenza che sulla vicenda venga fatta chiarezza, una volta per tutte. “Devi dire nomi e cognomi” ai magistrati, avrebbe detto l’ex premier, chiedendo poi esplicitamente: “È vero che hai fatto una cena con Romeo?”.

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Tiziano Renzi

“NON È CHE MI RICORDO TUTTO…”

 

La risposta di Tiziano Renzi, riportata dai carabinieri nel brogliaccio dell’intercettazione ottenuta da Lillo, è “sibillina: Tiziano dice di no e che le cene se le ricorda ma i bar no“. “Non me lo ricordo”, aggiunge il padre di Renzi, per poi aggiungere “l’unico può essere stato…”. Nel seguito della conversazione, Tiziano Renzi allude a a un incontro avvenuto al Four Seasons con esponenti del mondo delle imprese ai tempi delle primarie di fine 2012. A quell’incontro al Four Seasons dice Tiziano Renzi nella ricostruzione del Fatto c’erano molti imprenditori ma anche “Lalla”, ossia Laura Bovoli, madre di Matteo Renzi che al telefono avverte il padre: “Non dire che c’era mamma altrimenti interrogano anche lei….”. “Devi immaginarti cosa può pensare il magistrato: non è credibile che non ricordi di avere incontrato uno come Romeo, noto a tutti e legato a Rutelli e Bocchino”, avrebbe detto l’ex premier al padre, di nuovo sottolineando l’esigenza di trasparenza su una vicenda “grave”. “Se non me lo ricordo non posso farci nulla”, la risposta del padre di Renzi. L’ex premier a quel punto, prima di chiudere la telefonata, torna a dire al padre di “dire la verità, in quanto in passato la verità non l’hai detta a Luca (Lotti) e non farmi aggiungere altro. Devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e riferire tutto quello che vi siete detti”. “Andrai a processo, ci vorranno tre anni, e io lascerò le primarie“, avrebbe detto Renzi al padre.

LA REPLICA DI MATTEO RENZI SU FACEBOOK

L’ex premier ha poi scritto, su Facebook, la sua difesa: nota come intercettazioni di poche settimane fa siano “già in un libro”, e spiega come “nel merito” le sue parole “ribadiscano la mia serietà visto che quando scoppia lo scandalo Consip chiamo mio padre per dirgli: “Babbo, questo non è un gioco, devi dire la verità, solo la verità””. “Mio padre”, continua Renzi, “non ha mai visto un tribunale fintantoché suo figlio è diventato premier. […] Non è abituato a questa pressione che deriva dal suo cognome più che dai suoi comportamenti”. Renzi dice anche che, “politicamente parlando”, le intercettazioni pubblicate “mi fanno un regalo. La pubblicazione è come sempre illegittima ed è l’ennesima dimostrazione di rapporti particolari tra alcune procure e alcune redazioni. Ma non ho alcun titolo per lamentarmi: non sono il primo a passare da questa gogna mediatica. Anzi: ad altri è andata peggio. Qualcuno si è tolto la vita per le intercettazioni, qualcuno ci ha rimesso il lavoro”. Dal punto di vista umano, però, scrive l’ex premier, le intercettazioni “mi feriscono perché in quella telefonata sono molto duro con mio padre. E rileggendole mi dispiace, da figlio, da uomo. Da uomo delle istituzioni, però, non potevo fare diversamente”. “Chi ha sbagliato pagherà fino all’ultimo centesimo, comunque si chiami. Spero che valga anche per chi – tra i giornalisti – ha scambiato la ricerca della verità con una caccia all’uomo che lascia senza parole”.

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Da sinistra, il ministro dello Sport Luca Lotti e il padre di Renzi, Tiziano

Photo credits: Twitter, Facebook

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