Omicidio Alatri: il pacchetto di sigarette contiene la verità sulla morte di Emanuele Morganti

Gli uomini del Ris hanno analizzato gli abiti di Emanuele Morganti, il 20enne ucciso ad Alatri, in cerca di tracce biologiche degli aggressori. La verità di quanto è successo forse è contenuta nel pacchetto di sigarette del giovane.

Continuano le indagini sull’omicidio di Emanuele Morganti, il ragazzo ucciso nella Piazza Regina Margherita di Alatri nella notte tra il 24 e il 25 marzo 2017. Il procuratore Giuseppe De Falco ha creato un pool investigativo, composto da magistrati e carabinieri, tutti esperti nel campo dell’analisi della scena del crimine, proprio per trovare i colpevoli che hanno messo fine alla vita del giovane. Il Reparto Investigazioni Scientifiche, dopo aver analizzato gli abiti del ragazzo di Tecchiena, si sono soffermati su un pacchetto di sigarette appartenente ad Emanuele, scovato proprio nei suoi vestiti. Gli investigatori sperano che lo abbia toccato anche l’assassino.

Gli uomini del Ris hanno attentamente analizzato il pacchetto di sigarette trovato tra gli abiti di Emanuele Morganti, al fine di scovare elementi utili per l’indagine. L’esame è stato effettuato il 10 maggio 2017 dagli specialisti della sezione dattiloscopica. In caso di esito positivo scatterà immediatamente un confronto con le impronte digitali delle otto persone iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio. Sotto la lente del reparto investigativo sono finiti anche i vestiti che indossava Emanuele la sera dell’aggressione. Gli indumenti, prelevati a seguito di una richiesta avanzata dall’avvocato della famiglia Morganti, presentano molte macchie di sangue e probabilmente sono intrisi di sputi: nei prossimi giorni saranno comparate con le tracce biologiche degli aggressori.

Stando a quanto riportato dal quotidiano locale Ciociaria Oggi, si attendono i risultati dell’esame tecnico del manganello sequestrato a uno dei buttafuori del Mirò Misic Club, così come l’asta di ferro rinvenuta dall’inviato di Chi l’ha visto, Giuseppe Pizzo, dietro la cabina dell’Enel di Piazza Regina Margherita, allo scopo di verificare se siano compatibili con l’arma del delitto. Gli inquirenti non stanno tralasciando nulla nella speranza di ricostruire ogni singolo momento delle tappe del crimine. Molte le piste ancora in considerazione: dalla vendetta alla dimostrazione di forza, fino allo scambio di persona per una partita di droga non pagata.

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