Cronaca

Delitto Varani, Marco Prato “Non ho ucciso Luca. Ero succube di Foffo”

Delitto Varani, Marco Prato "Non ho ucciso Luca. Ero succube di Foffo"

In un’intervista esclusiva a Panorama l’ex pr Marco Prato, in carcere con l’accusa di omicidio, racconta la sua versione sui fatti sulla morte atroce del giovane Luca Varani.

Per la prima volta Marco Prato racconta la sua versione del delitto del 4 marzo 2016 in cui venne ucciso Luca Varani al termine di una lunga serie di torture. Attualmente si trova nel carcere di Velletri con l’accusa di omicidio e per dire la sua sceglie Panorama, a cui, attraverso i suoi legali Pasquale Bartolo e Matteo Policastri, ribadisce che non è lui ad aver ucciso Luca Varani: “Non sono stato io a colpirlo con il martello e con i coltelli. La verità è che non ho avuto il coraggio di fermare Manuel, ero succube della sua personalità”. Il giovane per la prima volta dal giorno del delitto racconta la sua verità dal carcere, dove è rinchiuso in attesa del processo ordinario che si terrà il 10 aprile davanti ai giudici della Corte d’Assise. Il protagonista di quella notte orrenda con lui fu Manuel Foffo, che ha scelto il rito abbreviato ed è stato condannato a 30 anni.

Così si racconta Marco Prato: “Gli eccessi di una vita o di una piccola parte di essa mi hanno esposto a qualunque incontro e rischio nella spasmodica ricerca dell’uomo che, come Manuel, suonasse le corde giuste o forse sbagliate… Ho subito volontariamente tanta violenza per assecondare maschi eterosessuali di cui ero invaghito e che mi facevano sentire femminile. Quando particolari così pruriginosi diventano pubblici, sono utili alla coscienza collettiva per puntare il dito anziché guardarsi allo specchio”. Alla domanda che cosa vorresti dire a Foffo, Marco risponde: “Manuel, abbandona l’odio. Così come mi hai lasciato andare a morire, ora lasciami vivere e restituisci la verità“.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa Foffo e Prato, dopo aver fatto uso di sostanze alcoliche e stupefacenti sarebbero usciti di casa nella mattina del 4 marzo ed avrebbero girato in macchina per le vie di Roma alla ricerca di qualsiasi soggetto da aggredire al fine di provocargli sofferenze fisiche. Sarebbero poi rientrati nell’appartamento di Foffo, dove avrebbero contattato Varani con un messaggio, invitandolo a raggiungerli per un incontro. Giunto nella casa di via Igino Giordani, avrebbero fatto denudare il ragazzo per otterene una prestazione sessuale e, dopo averlo stordito con una massiccia dose di Ghb, lo avrebbero aggredito selvaggiamente. I due indagati avrebbero quindi provato a strangolare Varani con una corda di nylon al collo per poi ferirlo a morte con oltre 100 colpi di martello e di coltello.

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